Portorotondo


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Lina Sotis

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Portorotondo raccontata da Lina Sotis

“I fratelli Donà, poco più che ventenni, presero in mano le redini di questa regia paesistica e turistica d’alta classe. La prima cosa che fecero, per rendere il posto ancora più desiderabile, fu di renderlo ancora più inaccessibile. Idea geniale. A Portorotondo si arrivava o dopo una notte, d’inferno, sui traghetti o sul piccolo aereo che atterrava all’aeroporto militare di Venafiorita, su una pista di terra battuta. I piloti molte volte facevano falsi atterraggi, che deliziavano di terrore le beauty dell’epoca, per far spostare dalla pista gli ovini che vi pascolavano. Questo era solo l’inizio. Per arrivare alla meta: bisognava percorrere una strada di campagna, superare sette cancelli, passare sotto un ponticello, dove regolarmente s’impantanava la macchina e, sulla strada, battuta, impervia e malmessa, puntare verso il Golfo di Cugnana e Punta Nuraghe, ovvero sul mare e il meglio dell’alta società. In compenso quando uno arrivava era come stare ad un cocktail. Conoscevi tutti e tutti conoscevano te. I “nuovi” erano molto ambiti ma, prima di loro doveva arrivare il curriculum. Davanti a Rudy e Consuelo Crespi, Ira Furstenberg, Umberto e Antonella Agnelli, Luca e Giacinta Borletti, Dino Fabbri, Anna Castelbarco, Carlo Marchi, Gianni Bulgari, Dino Pecci Plunt, Lillio Ruspali, Ines Torlonia e simili prelibatezze mondane o ti presentavi agguerrito o non venivi degnato nemmeno di uno sguardo. Senza referenze, venivi subito depennato…”


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