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Portorotondo raccontata da Guido Vergani
“...E' il gusto per la cultura, per l'arte che ha accompagnato i Donà dalle Rose nel loro lavoro di edificatori di un paese per le vacanze: ruolo e lavoro che non hanno miracolato il loro portafogli ma che hanno lasciato un buon segno.
Gusto per l'arte, voglia di respirare largo e in grande nel disegno del villaggio ed ecco l'accoppiata Andrea Cascella-Vittorio Gregotti per la Piazzetta San Marco nel 1966, ecco il tandem Sangregorio-Piero Castellini per la Piazzetta della Darsena nel 1967, ecco l'alleanza fra Andrea Cascella, Mario Ceroli e Gianfranco Fini per la Chiesa dal 1969 al 1977, ecco dal 1985 il sodalizio Ceroli-Fini per il Teatro.
Tutti insieme per realizzare un'idea di Cascella che il paese trovasse una spina dorsale urbanistica ed estetica nell'asse Porto-Piazzetta San Marco-Chiesa-Teatro. Era stato Cascella a schizzare l'invaso, il catino della piazza con quella scultura-tappo, quel "rabbocco" di granito a far da panchina.
Gregotti l'aveva architettonicamente realizzata.
Fu Cascella a pensare la Chiesa incapsulata fra le case di Renzo Pianon, "dentro" al costruito e non in uno spazio scenografico. Disegnò la facciata come una scultura, scolpì una possente croce rotonda per il piccolo sagrato e fu lui a chiamare Ceroli che, in simbiosi con Fini, ha scolpito, nel resinoso legno del pino russo, il Giudizio Universale, l'Ultima Cena, la Fuga in Egitto, la Deposizione di Cristo, l'Albero della Vita, l'Arcobaleno del Futuro.
E' un bellissimo affresco ligneo che riempie tutta la navata, fatto di personaggi che sono i protagonisti, i pionieri della storia di Porto Rotondo: Alfredo Beltrame, Giorgio Dalla Valle, il capo scalpellino Paolo Sanna, Ascanio Palchetti, Renato Salvatori, Marco Ferreri, Giorgio Nocella.
Alla spina dorsale mancava il teatro. Lo hanno pensato e progettato Ceroli e Fini, ispirandosi ai teatri greci e romani e sublimando il granito sardo: un guscio, con gli altorilievi di Ceroli sul tamburo esteriore; le gradinate; il palcoscenico con le colonne a quinta, a fondale, un metro di diametro e quattordici d'altezza.
Il teatro è come se si facesse largo nell'intrico edilizio e la sua monumentalità ha un singolare fascino. Se Porto Rotondo esteticamente regge all'esplodere della speculazione, all'inflazione del metro cubo, questi sono i suoi antidoti: la semplicità, la bonomia del primo nucleo di case e quest'asse portante affidata all'estro di artisti che nessun immobiliarista avrebbe chiamato e che solo una certa grandezza di sentimenti ha chiamato per far nascere il borgo..."
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