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La grande festa della Chiesetta affacciata su due mari
Un richiamo irresistibile che sembra tramandarsi di generazione in generazione è quello della Festa di Nostra Signora del Monte. Anche quest’anno, il Comitato organizzatore ha coinvolto le comunità di Marinella, Rudalza e Golfo Aranci, facendo rivivere, nelle giornate del 3 e 4 maggio, una tradizione antica quanto sentita. Le celebrazioni sacre si sono alternate ai momenti di aggregazione e convivialità nello spirito tipico delle sagre campestri. Oggi come ieri, le famiglie si ritrovano sotto le cumbessias, offrono anche ai forestieri curiosi e piacevolmente stupiti, specialità casalinghe tirate fuori dai grandi cesti portati da casa o preparate sul posto. Mentre assaggiamo uno squisito formaggio di capra (ricetta segreta e non reperibile sul mercato), un gruppo di giovani rudalzini segue la cottura del maialino sullo sfondo di Capo Figari. La stessa cosa, fatta a suo tempo, dai loro padri, dai nonni e dai bisnonni che raggiungevano la chiesetta con il carro a buoi. Sono decisamente cambiati i tempi, i mezzi di trasporto, l’abbigliamento dei partecipanti ma, l’atmosfera è sempre quella: si respira devozione popolare e senso innato di ospitalità, attitudine particolare per la musica e il ballo, orgoglio della propria identità e delle proprie radici. Parliamo con gli anziani presenti alla festa; per loro è un appuntamento sacro ed irrinunciabile.
Precisano che “dal 1798 i rudalzini, per le loro pratiche di pietà , si recavano alla non vicina chiesetta della Madonna del Monte, fatta edificare come ex-voto dal comandante di un veliero scampato ad un naufragio nel Golfo di Marinella” e proseguono nel loro racconto: “questa chiesetta era per noi un punto di ritrovo molto importante. Ci si andava con i carri a buoi o a piedi per la novena di maggio. Trascorrevamo lì, tra le cumbessias, la chiesetta e il grande esterno dalla vista mozzafiato, nove giorni e nove notti. Ci portavamo dietro i materassi, le coperte e le cose più belle del corredo, oltre al vino di proprietà e al cibo, per il nostro uso e da offrire. A quei tempi, ogni famiglia aveva la sua vigna e produceva il suo vino; una volta alla settimana, a turno, le famiglie ammazzavano una bestia e dividevano la carne. C'era una grande cultura del pane e della pasta che si preparavano in tutti i modi e in tutte le occasioni. Specialità del posto erano la zuppa gallurese, la cacciagione cucinata in vari modi e tantissimi tipi di dolci, anche molto fantasiosi e decorati. In occasione della Festa, per il pranzo nelle cumbessias alla Madonna del Monte, si portavano le cose più buone e, anche oggi, si è mantenuta questa tradizione”.
E' possibile che, anche N. Signora del Monte, non diversamente dalle altre antiche chiese rurali, fosse nel medioevo il fulcro religioso di un centro abitato, posto in posizione dominante e panoramica, su un crinale affacciato da un lato sul Golfo di Marinella e dall’altro su Golfo Aranci. Se effettivamente è esistito un tale centro demico, l'anno 1797 scolpito su una pietra del lato in cui si apre l'ingresso secondario dell'edificio sacro, vuole ricordare un restauro o una ristrutturazione di questo, e non il suo primo impianto. A favore dell'origine medioevale di N. Signora del Monte, stanno gli scritti dello studioso ottocentesco Vittorio Angius che chiama questa chiesa "Santa Maria di Figari". ( Figari è l'originario nome del primo nucleo di Golfo Aranci, alla cui parrocchia, la chiesa mariana in questione, oggi appartiene ). Le più antiche chiese mariane hanno infatti il semplice titolo di "Santa Maria", accompagnato, in qualche caso dalla specificazione del luogo in cui sorgono e, soltanto a seguito della dominazione spagnola, è invalso quello di "Nostra Signora".
Marella Giovannelli
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