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Archeopercorso con giganto-terapia e sorprese nuragiche
Il nostro “archeopercorso” alla scoperta di tesori facilmente raggiungibili da Porto Rotondo ci porta, in questa seconda escursione, nel territorio di Arzachena costellato da numerose testimonianze delle culture antiche. Al centro del paese si trova il Monti Incappiddatu, enorme roccia a forma di fungo, utilizzata nell'antichità come riparo naturale.
Questi graniti cavi, molto diffusi in tutta la Gallura, dai tempi del Neolitico fino alle soglie dei nostri giorni, sono state utilizzati come dimore, ricoveri per il bestiame, dispense per le derrate e sepolture per i defunti.
Lasciate alle spalle le ultime abitazioni di Arzachena, un cartello turistico indica la presenza del nuraghe La Priscjona sulla collina di Capichera. Attualmente, una campagna di scavi sta riportando alla luce una città di pietra estesa su un’area di quattro ettari. Le abitazioni dei protosardi testimoniano l’esistenza di una società complessa, divisa in classi e profondamente religiosa. I capi del villaggio si riunivano in una capanna riservata a cui si può accedere solo dal nuraghe, dove sono stati ritrovati contenitori di ceramica con decorazioni e forme uniche. Qui i saggi del villaggio compivano riti divinatori ed assumevano le decisioni più importanti. Rinvenuti anche resti di coppe in cui veniva versata una bevanda misteriosa, forse un fluido considerato magico.
Accanto alla capanna delle riunioni si trova un pozzo profondo più di otto metri che, oltre a dare l’acqua al villaggio, aveva un ruolo rituale. Scoperto persino un forno fatto di mattoni di fango mentre la presenza di vasi riparati con delle grappe di metallo fa ipotizzare l’esistenza di una fucina nel villaggio. Nei dintorni si trova il nuraghe Albucciu che fa corpo unico con il massiccio granitico a ridosso del quale è stato edificato.
La sua forma era a tronco di cono con la falsa cupola chiusa da un terrazzo che poteva fungere da torre di avvistamento o luogo di socializzazione. L’ingresso da oriente garantiva una buona illuminazione dell'ambiente. Poco distante si trova un altro importante sito archeologico: il tempietto di Malchittu che termina in un abside semicircolare dove è ancora presente un bancone per i doni alla divinità. Nello spazio sacro antistante il tempio, antesignano del medievale sagrato, i pellegrini sostavano nell'attesa di entrare.
Sempre nei dintorni di Arzachena merita una visita la tomba dei giganti di Li Lolghi spettacolare per la sua posizione, in cima ad una collina.
É praticamente integra, con l'esedra completa e la stele caratterizzata da due lastre di granito sovrapposte, a sfidare la gravità. Di grandissimo interesse è la necropoli di Li Muri, unica testimonianza in Sardegna della Cultura dei Circoli di Arzachena. Qui, circa 6.000 anni fa, la comunità seppelliva i propri defunti accompagnandoli con vasi, armi di pietra e collane. Intorno ai sepolcri circolari sorgono delle cassette in pietra più piccole, urne votive dove probabilmente si raccoglievano le offerte fatte ai defunti. Il ritrovamento di suppellettili di pregio fa pensare che quella comunità fosse composta da uomini di rango elevato, una sorta di pastori-cavalieri, abili anche nella navigazione e nel commerci. Molto importante è anche la Tomba dei Giganti Coddu Vecchju che, costituisce l'esemplare più grande riscontrato in questo tipo di megaliti.
Al centro dell'esedra si trova la stele alta più di 4 metri con alla base il portello di accesso che doveva rappresentare il passaggio dalla vita terrena a quella spirituale. Oltre al fatto religioso, è interessante il senso forte della collettività trasmesso da queste tombe, ancora oggi fortemente evocative delle cerimonie comunitarie che coinvolgevano l’intero villaggio.
Particolarmente interessanti si sono rivelati i reperti trovati in questi luoghi-simbolo del territorio. Ciotole, vasi, collane, decorazioni e oggetti di vario tipo rinvenuti nelle capanne, nelle fortificazioni, nei luoghi di culto e funerari documentano quadri di vita quotidiana di popolazioni detentrici di elaborati sistemi costruttivi e di ottime tecniche artigianali nella lavorazione del metallo, della pietra, del legno. Già da qualche anno, le tombe dei giganti nell’agro di Arzachena e quella di Li Mizzani, a pochi chilometri da Palau, sono visitate da migliaia di persone che, affette da patologie di vario tipo, cercano beneficio dai campi magnetici sprigionati da questi siti. Il ricercatore Mauro Aresu nel sostenere e divulgare la magnetoterapia naturale sostiene che “ogni tipo di monumento, ogni pietra, emana una frequenza diversa e possiede quindi diverse varianti recepibili dal nostro organismo.
Gli antichi sardi, come anche altri popoli, costruivano i loro monumenti nei luoghi in cui queste forze positive erano più intense. Qui, per cinque giorni e cinque notti, si svolgevano i riti di guarigione, quelli che, come racconta anche Aristotele, toglievano ogni coscienza del tempo”. Oggi la cura delle pietre sacre prevede sedute di mezzora, per almeno nove giorni, per malanni come dolori articolari e muscolari, infiammazioni, cisti, ma anche ansia e depressione.
Marella Giovannelli
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